Campionato NBA. Nella notte del 4 dicembre, nella ScotiaBank Arena di Toronto è in corso la 21esima gara della stagione per i Los Angeles Lakers che si trovano ad affrontare i Toronto Raptors. Il match sta per volgere al termine, sul tabellone un pareggio tra le due squadre: 120 punti per entrambe. Mancano le ultime azioni per decidere se passare ai supplementari o meno, quando a tre secondi dalla fine la palla, su passaggio di Austin Reaves (44 punti e 10 assist), arriva nelle mani del campione gialloviola LeBron James. Davanti al canestro l’amato numero 23 si trova a dover prendere un’importante decisione.
Le opzioni sono due: tirare da dentro l’area, rischiando, e segnare il decimo punto della partita, mantenendo il suo record di 1297 consecutive in doppia cifra, o scegliere semplicemente di passarla al suo compagno libero. La squadra o il record. È presto detto, in una frazione di secondo la leggenda del basket decide di fare un assist al giapponese Rui Hachimura che lì in un angolo, pronto a tirare, mette a segno il tiro della vittoria, portando i Lakers a chiudere la serata con 123-120, registrando così la loro 16esima vittoria della stagione.
Il Record di un campione
Un match da ricordare. Alla soglia dei suoi quarant’anni il mitico LeBron James è alla sua 23esima stagione in NBA. Entrato a far parte ormai dell’Olimpo dei migliori giocatori di basket della storia, tra vittorie e record decide di lasciare una volta per tutte il mantenimento di un primato. Era dal 6 gennaio 2007 che non segnava meno di 10 punti in partita. Con il tempo aveva consolidato un traguardo formato da 1297 partite consecutive (di regular season) tutte terminate con un punteggio personale a doppia cifra. Secondo a lui solo Michael Jordan, che aveva interrotto a 866 partite consecutive, seguito da Kareem Abdul-Jabbar (787 partite) e Karl Malone (con 575 gare). Ora, invece, il campione decide di fermarsi, e passare lo scettro a Kevin Durant. Anche se di strada ne ha ancora da fare, Durant è l’unico attualmente ad avere la striscia attiva più lunga, con 267 partite.

Un’altra volta ancora LeBron James stupisce pubblico e stampa, continuando a far parlare di sé come solo i grandi campioni inevitabilmente riescono, portando l’opinione pubblica a ricordare della sua ultima partita con meno di dieci punti segnati. Ai tempi, indossava la maglia dei Cleveland Cavaliers e giocava contro i Milwaukee Bucks, partita vinta con 95-86. In quei primi anni del 21esimo secolo, quel 5 gennaio, ironizzano i social, il figlio del campione, che ora gioca nella sua stessa squadra, aveva solo due anni, e l’iPhone ancora doveva uscire sul mercato. Per non contare della nuova promessa del basket Cooper Flagg, che contava quindici giorni dalla sua nascita. Date e avvenimenti che vengono citati per suggerire la solennità che una carriera di successi può acquisire con lo scorrere della storia segnata dal tempo.
La scelta di LeBron James
Una scelta, quella del bene della squadra rispetto al bene individuale, che forse solo un uomo definito leggenda può prendere, rispondendo con questo gesto anche alle accuse di stat padding (preferire le proprie statistiche al successo della squadra).
Alla fine delle esultanze dopo la chiusura del match, il campione viene circondato da giornalisti e telecamere, che con trepidazione chiedono del suo stato d’animo di fronte alla perdita del suo storico record: “Abbiamo vinto ed è la cosa più importante. Cosa penso della striscia? Nulla. Ho sempre giocato nel modo giusto, facendo la scelta giusta. È il mio modus operandi. È così che mi hanno insegnato questo sport. L’ho fatto per tutta la carriera“.
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