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Caos nella finale della Coppa d’Africa

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A due giorni dalla finale della Coppa d’Africa, il mondo continua a porsi quesiti riguardo al caos dei minuti di recupero dei tempi regolamentari. Il gol annullato al Senegal, il rigore che l’arbitro Ndala Ngambo ha fischiato al 96esimo, l’uscita dal campo dei Leoni della Teranga. Ancora si cerca di fare luce sui 15 minuti di follia (e non solo) che hanno sconvolto l’epilogo di Senegal-Marocco.

8 minuti che diventano 24

Dopo una partita frizzante ed equilibrata, il congolese Ndala Ngambo assegna 8 minuti di recupero. Una consuetudine, ormai, nei grandi tornei internazionali, per garantire il rispetto del tempo di gioco effettivo.

Ma ecco che al 93’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Ismaila Sarr porta in vantaggio il Senegal. Il gol viene annullato, però, per un presunto fallo di Abdoulaye Seck sugli sviluppi del corner da cui nasce la rete. Qui inizia una lunga sequenza di proteste da parte della formazione ospite.

L’intero Prince Moulay Abdellah, invece, vede questo come il segnale della svolta e cerca di spingere il Marocco, padrone di casa, alla vittoria. E al 96’, sugli sviluppi di un corner per i rossoverdi, un contatto in area scatena le proteste marocchine. Il VAR richiama Ndala Ngambo, che dopo revisione assegna il penalty.

È il momento che scatena il caos sulla Coppa d’Africa. Thiaw, tecnico del Senegal, chiede ai suoi giocatori di uscire dal campo. Proteste, urla, fasi concitate a bordo campo, fitti conciliaboli. Ed ecco che gli 8 minuti diventano 24. Il capitano senegalese Sadio Mané è l’unico a restare in campo, nonostante i suoi compagni e l’allenatore volessero che li accompagnasse negli spogliatoi. 

Mané, però, non vuole rischiare la squalifica: non è solo il pericolo di perdere a tavolino la finale, ma il rischio di non poter disputare il Mondiale della prossima estate. Alla fine il Senegal torna in campo, e il Marocco si appresta a calciare il rigore che potrebbe riportare la Coppa D’Africa a Rabat dopo 50 anni. 

L’epilogo

Brahim Diaz, come tanti compagni, ha aspettato con trepidazione al centro del campo. A Rabat è in corso un diluvio, e nella lunga pausa ha cercato di mantenersi caldo con qualche movimento e un po’ di stretching. Dopo 50 anni di attesa, dopo 20 minuti passati nell’incertezza, sul suo piede destro ricade il destino di un’intera nazione calcistica

Bacia il pallone, guarda negli occhi Mendy, che nel frattempo fa di tutto per innervosirlo. Parte con la rincorsa e prova un leggero scavetto. Il portiere del Senegal, però, non si muove e raccoglie agilmente il pallone. I senegalesi non esultano, i marocchini non si disperano. Sullo stadio cala un gelo irreale, quasi soprannaturale.

La Coppa d’Africa si deciderà ai supplementari. Già dopo 4 minuti di extra time, Gueye si invola in contropiede e insacca sotto l’incrocio dei pali un bellissimo sinistro di potenza. Sarà il gol vittoria per il Senegal, che si aggiudicherà la seconda stella della sua storia. 

A nulla serve la reazione di cuore del Marocco, che prova anche in 10 uomini (per l’infortunio di Igamane) a raggiungere il pareggio, e lo sfiora nel secondo tempo supplementare, colpendo la traversa. Al 123’ minuto ufficiale, Ndola Ngambo fischia tre volte e decreta la fine del torneo.

Choc e polemiche sulla Coppa d’Africa

Immediatamente, sui social, scoppiano polemiche e spuntano video surreali. Come i raccattapalle che cercavano di rubare a Diouf (secondo portiere del Senegal) l’asciugamano con cui Mendy si provava ad asciugare i guanti. 

Alcuni avanzano l’ipotesi del complotto, altri cercano di convincere il mondo del calcio che il rigore di Brahim fosse un accordo segreto per far continuare la partita. Sbagliare, in cambio di un ritorno in campo dei senegalesi.

Intanto, vengono riportate le parole dei protagonisti dalla sala stampa e, come segnalato dalla Gazzetta, il ct marocchino Regragui si scaglia contro il suo collega senegalese.

Ha gettato vergogna sul calcio africano. Quando un allenatore chiede ai suoi giocatori di uscire dal campo… E poi aveva già cominciato a lamentarsi nella conferenza della vigilia, tanto meglio per lui”

Thiaw chiede scusa, mentre alcuni dei suoi giocatori cominciano a rilasciare dichiarazioni contro gli organizzatori, accusandoli implicitamente di aver cercato di corrompere gli arbitri e, addirittura, di avvelenare i senegalesi. Dichiarazioni che avranno delle conseguenze, ovviamente.

Come quelle invocate dalla Federcalcio Marocco, che ha presentato ricorso alla CAF e alla FIFA. Proprio il Presidente della Federazione Internazionale, Gianni Infantino, ha dichiarata subito dopo la finale, ai cronisti presenti a Rabat: “Viste scene inaccettabili”. 

Ora si aspetta per la decisione sulla partecipazione del Senegal alla Coppa del Mondo. Quel che è certo è che, dalla notte di Rabat, i Leoni della Teranga emergono con la seconda stella. Ma questa finale resterà come un episodio indelebile nella memoria di moltissimi appassionati di calcio per lungo tempo.

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