Il telescopio spaziale James Webb ha permesso ad un gruppo di astronomi di definire una mappa dettagliata della materia oscura, una sostanza che cela ancora misteri per la scienza, che si è leggermente svelata agli scienziati grazie alla grande risoluzione con cui lo strumento ha permesso di osservare l’universo.
Le osservazioni effettuate dal telescopio James Webb, hanno reso possibile l’individuazione di una mappa, che evidenzia la presenza di questa materia, attorno a galassie risalenti alla metà dell’attuale vita dell’universo. Fornendo agli scienziati importanti informazioni per studiare le strutture sconosciute dell’universo, nonché la vera origine della materia oscura .
Una sostanza sconosciuta
Enigma della scienza, la materia oscura è una sostanza non evidentemente visibile, incapace di emettere, assorbire e riflettere luce. Tuttavia la sua unica percezione deriva dall’attrazione gravitazionale che essa esercita.
Gli scienziati hanno osservato la sua tendenza ad accumularsi intorno alle galassie, generando come una rete cosmica invisibile capace di determinare il percorso della luce nello spazio, definendone il passaggio.
L’universo è formato per circa l’80% da materia oscura. Per questo scoprire caratteristiche, natura e origine di questa sostanza, diventa per gli astronomi un motivo di studi continuo, che necessità di trovare risposte ai mille dubbi che presenta.
Le mappe della materia oscura, fondamentali strumenti di conoscenza, sono difficili da realizzare. In precedenza venivano effettuate con le immagini rilevate dal telescopio Hubble, che tuttavia non forniva la stessa qualità di immagine odierna. Motivo per cui, la definizione di una nuova mappa in grado di portare a nuove scoperte nel settore segna l’innovazione della scienza.
Nuovi indizi per comprendere l’universo
Data l’interazione della materia oscura solo ed esclusivamente attraverso la gravità, unico comportamento con cui essa si palesa, e la sua presenza attorno ai sistemi stellari più distanti, per studiarla, gli scienziati osservano le deformazioni della luce proveniente dalle galassie lontane. Richiedendo così, anche una precisione e un dettaglio essenziali per nuove scoperte.
La mappa pubblicata da un gruppo di astronomi sulla rivista Nature il 26 gennaio, ha permesso ai ricercatori di rilevare importanti informazioni come la luce delle galassie, la presenza di gas caldo, nonché la loro distribuzione nello spazio, rendendo possibile ricostruire la struttura invisibile della materia oscura.
Secondo la ricercatrice Jacqueline McCleary, è possibile affermare che nelle zone con molte galassie o molto gas è sicuramente deducibile la presenza di molta materia oscura, considerabile il legante, che avvalendosi della gravità, tiene unite le strutture dell’universo, dove si formano stelle e galassie, restando fondamentale per il funzionamento del cosmo.
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