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Agenti IA: l’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro

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Agenti IA come prossima frontiera del mondo del lavoro? Forse sì. L’intelligenza artificiale, obiettivo di sviluppo della ricerca di questi tempi, dopo aver goduto di una rapida diffusione, aiutando gli studenti con le ricerche scolastiche o generando immagini sui social, è arrivata ora ad un pubblico di massa. E inizia ad evolversi, trovando applicazione in campi sempre più specifici, come il lavoro nelle aziende.

Sempre più imprenditori, infatti, stanno decidendo di lasciare spazio alla tecnologia, rivoluzionando il concetto di lavoro come lo si conosceva fino ad ora, per ottimizzare i tempi di azioni di ordinaria amministrazione, e per rendere più efficienti il marketing e le vendite.

Nascono cosi nuovi dipendenti, gli Agenti IA, che si inseriscono nell’ambiente digitale dell’azienda, trovando dei CEO favorevoli, che ne riconoscono le possibilità di guadagno, e una parte di dipendenti che si sente minacciata.

Un sistema autonomo

Rispetto a ChatGPT, il sistema più conosciuto di intelligenza artificiale, che risponde a direttive date dell’umano, fornendo informazioni o generando immagini e video, gli Agenti lA si basano su un software capace di agire in autonomia. Percepiscono il problema o la richiesta effettuata, sapendo scegliere la soluzione più adatta grazie a parametri e nozioni preimpostate, e mettendola in atto. 

È l’ultima trovata del mondo digitale, che promette un lavoro non-stop 24/7, con la massima velocità, senza particolare impegno per l’umano. 

Si offre alle imprese internazionali e ai professionisti, con l’opportunità di essere sfruttata per il marketing, controllando la concorrenza, creando campagne pubblicitarie e contenuti più efficaci per le vendite, analizzando e aggiungendo nuovi potenziali clienti, monitorando resi e acquisti, o per azioni meno complesse, come rispondere alle mail.

Sempre più aziende decidono di utilizzare questa innovazione, tramite una strategia chiamata “Al first”, secondo cui l’intelligenza artificiale è il centro di ogni azione, e si parte da essa, prima di qualunque altra risorsa, per qualsiasi operazione. 

Si sfruttano al massimo le sue competenze. Non è più considerata come un’aggiunta al lavoro dell’uomo, ma sono i dipendenti che intervengono, in caso, dopo l’IA, diventando marginali. E riorganizzando cosi il processo aziendale all’insegna dell’innovazione.

Pareri: Agenti IA si, Agenti IA no

L’uso dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, è un argomento che offre pareri contrastanti, la parte a favore pensa che sia un modo per riservare all’essere umano i compiti che richiedono creatività, emozioni e dinamicità, lasciando alle tecnologie le pratiche ordinarie, schematiche, per preservare l’ingegno umano senza fargli perdere tempo dietro ad azioni basiche. 

La maggior parte dell’imprese infatti conta di investire nel settore dell’IA, annunciando di istruire i suoi dipendenti poi nell’utilizzo, facendo capire di considerarli indispensabili entrambi. Chi è contrario, invece, pensa che questo meccanismo gradualmente diminuirà sempre di più la forza lavoro, fino ad azzerarla completamente, generando un mercato dove la domanda di lavoro sarà assente. 

Una sostituzione dell’uomo con la macchina per rendere più efficienti i tempi di un mondo che, però, dovrebbe andare a passo d’uomo, perché da questo è popolato, e che non dovrebbe avere interesse nella possibilità di non essere la prima scelta. 

Secondo il World Economic Forum, il principale summit economico globale, il 41% dei datori di lavoro conta nei prossimi cinque anni di diminuire il numero di dipendenti (umani) per via delle competenze e dell’efficienza delle tecnologie, che renderanno comune e passato il sapere dell’uomo. Rimane all’umanità decidere come mantenere il ritmo dell’innovazione, contando l’uomo come fonte continua di originalità, e l’intelligenza artificiale come un sistema nato dall’uomo.

E ci si chiede se le macchine, al posto degli uomini, avrebbero mai concepito un sistema che vedesse sfavoriti i loro simili.

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