I giovani dell’Antica Grecia venivano educati seguendo diversi moniti, ma l’ideale più alto era sicuramente la kalokagathìa. Un termine che deriva dalla definizione kalòs kaì agathòs, che significa “bello e virtuoso”. Perché un uomo Greco non poteva scegliere di perseguire una sola delle due strade: o la bellezza, o la virtù.
Bellezza
I Greci non erano certamente un popolo superficiale. La bellezza da ricercare era quasi una dimensione metacognitiva. L’idea di presentare la migliore versione fisica di se stessi, di curare il proprio corpo nella maniera più attenta possibile.
Non deve stupire che i Greci avessero un culto assoluto della forma fisica, e che intendessero la ginnastica come un mezzo per raggiungere la perfezione. Un punto fondamentale per la kalokagathìa non è quindi “essere belli”, ma voler perseguire la bellezza, interpretandola come presentazione eccellente di sé.
Virtù
Nel percorso di formazione dei giovani Greci, però, era fondamentale il pensiero e lo studio. Non solo letteratura, filosofia o matematica, ma anche e soprattutto i valori morali.
Il giovane doveva imparare quel sofisticato sistema di valori e virtù che contraddistinguevano la cultura greca. Rispetto degli anziani, dello straniero, dell’ospite, delle divinità e delle tradizioni, ma anche cura degli affari, della famiglia e della vita pubblica.
Non era facile essere virtuosi, ma era un impegno continuo e perpetuo, volto al miglioramento personale in una società che vedeva nella collettività la massima espressione dell’individuo.
Kalokagathìa
Unendo l’impegno e lo sforzo nel perfezionamento del corpo e della mente si otteneva l’ideale dell’uomo Greco ottimale. La kalokagathìa era l’obiettivo ultimo per ogni giovane.
Ma essere “belli e virtuosi”, spesso, assumeva i contorni di un irrealizzabile obbligo sociale. Effettivamente, era una richiesta supererogatoria per qualunque ragazzo. Come essere belli in una società che idealizzava la perfezione? Come essere virtuosi se non si avevano i mezzi per poter allontanare tentazioni e vizi?
Un ideale così elevato da risultare spesso irraggiungibile. E se risultava impossibile già all’epoca dell’antica Grecia, come pretendere oggi di applicare la kalokagathìa? Forse, si dovrebbe accettare semplicemente di pretendere da ogni individuo che persegua la migliore versione possibile di se stesso. E dimostrarsi indulgenti verso piccole debolezze o microscopici difetti. Un’indulgenza che è essa stessa una virtù. Soprattutto se rivolta alla propria persona.
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