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Due panda in mezzo alla crisi Cina-Giappone

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Xiao Xiao e Lei Lei, due panda gemelli dello Zoo di Ueno, a Tokyo, diventano un caso diplomatico nella crisi tra Cina e Giappone. I piccoli fratelli di quattro anni dovranno tornare in Cina, dopo che Pechino ha deciso di annullare gli accordi con il Giappone per la presenza nel Sol Levante dell’animale-simbolo del Catai.

Due panda idoli di Ueno

Nati nel giugno del 2021, il maschio Xiao Xiao (traducibile come “sorriso”) e la femmina Lei Lei (traducibile come “doppio tuono”, richiamando al parto gemellare), sono le mascotte del Parco Ueno. Lo Zoo di Ueno, infatti, un po’ come il Bioparco di Roma che sorge nella splendida Villa Borghese, è un’attrazione turistica importantissima della capitale giapponese. I cittadini di Tokyo, infatti, sono soliti recarsi nel grande parco cittadino per godere delle meraviglie naturali e architettoniche: un piccolo miracolo di flora e fauna al centro di un reticolato iperurbano.

E proprio in questo angolo di paradiso sorge il più antico zoo del Giappone, che da ormai cinquant’anni può vantare la presenza di una specie amatissima dal pubblico di tutte le età: i panda. Proprio Xiao Xiao e Lei Lei, in questi quattro anni, hanno raggiunto una grande notorietà tra gli amanti del parco, divenendo il simbolo di questa particolare attrazione, che conta più di 400 mila presenze all’anno.

L’ultimo saluto

In migliaia, in queste ore, si sono riversati presso il Parco Ueno, per dare l’ultimo saluto ai due panda gemelli, sperando che sia solamente un “arrivederci”. Nei prossimi giorni Xiao Xiao e Lei Lei torneranno in Cina, e per la prima volta dal 1974 il Giappone non avrà più alcun panda sul proprio territorio.

Alle origini del caso

Tutto nasce dalla dichiarazione del 7 novembre scorso in Parlamento della neo-eletta Premier giapponese Sanae Takaichi, che ha dato molto fastidio a Pechino. In merito al possibile blocco navale nei confronti di Taiwan, infatti, Takaichi ha fatto intendere che il Giappone potrebbe vedere questo atto da parte della Cina come “ostile”, e intervenire.

Sebbene sia ancora in vigore la celebre “Costituzione Pacifista”, dal 2015 il Paese del Sol Levante ha reinterpretato l’Art. 9, che permette di prendere parte a una “difesa collettiva”, in supporto degli alleati, anche senza azioni offensive nei confronti del Giappone. La Cina, quindi, potrebbe presto vedere un nuovo avversario nello scacchiere militare del Pacifico.

Tra i banchi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, poi, l’Ambasciatore cinese Fu Cong ha reso noto al proprio omologo nipponico il malcontento di Pechino per quelle dichiarazioni. L’Ambasciatore Yamazaki Kazuyuki, però, non ha voluto smorzare i toni, e ha rilanciato definendo tali accuse “deplorevoli“.

Il 19 novembre, quindi, la Cina ha interrotto le importazioni ittiche dal Giappone. Ugualmente, il Ministro per la Sicurezza Economica del Giappone, Kimi Onoda, ha posto l’accento su una dipendenza nipponica verso un Paese che potrebbe “usare ritorsioni come arma politica“.

Spiragli futuri?

La triste realtà è che entrambi i Paesi, in pochi giorni, sembrano aver compromesso relazioni bilaterali decennali. E tra mercato ittico, import, export e bilancia dei pagamenti, entrambi hanno sollevato preoccupazioni sulle condizioni e sull’incolumità dei propri connazionali. Tokyo chiede ai cittadini giapponesi di evitare luoghi affollati in Cina, mentre garantisce lo status degli studenti cinesi in Giappone.

Purtroppo, però, nell’ultimo mese, nel Paese del Sol Levante è cresciuto nuovamente un sentimento anti-cinese, e le diplomazie internazionali sono al lavoro per evitare che scoppi una escalation.

Intanto, vittime collaterali di tutto questo caos diplomatico sono due panda nati e cresciuti al Parco Ueno. E, forse, i tanti bambini giapponesi che non vedranno più le loro amate mascotte.

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