Massima comune dell’Età Antica, Medèn Ágan, ovvero “nulla di troppo (o in eccesso)”, rappresentava ben più di un monito. Assimilabile al latino “in media stat virtus” e all’ideale dell’aurea mediocritas, era un concetto cardine, fondamentale.
Secondo gli antichi, infatti, nulla doveva rischiare di avvicinarsi all’eccesso. Si doveva rifuggire sia il troppo, sia il troppo poco. Perché la giusta misura era proprio nel Medèn Ágan, nella non esagerazione. Morigeratezza e misura, che normalmente dovevano accompagnare autocontrollo e disciplina.
Questa sana inclinazione verso l’autoregolazione di pensieri, azioni e, soprattutto, reazioni era fondamentale per vivere all’interno della società. Mai ritirarsi da una disputa, mai cercare lo scontro con sfrontatezza.
Autoregolazione e non autocensura, perché un vero cittadino doveva interessarsi alla politica e alla comunità. E doveva far sentire la propria voce, ma con mezzi e modi che non fossero mai eccessivi.
Questa attenzione verso la giusta via di mezzo accomunava gli uomini antichi in diverse società. La perseguivano uomini liberi ad Atene e sudditi nell’impero di Roma, i bellicosi Spartani e i ben più pacifici abitanti delle colonie.
Medèn Ágan era un motto per definire un comportamento corretto da mantenere nei confronti di ogni aspetto della vita. Lavoro, amicizia, amore e persino lutto. Mai troppo, mai troppo poco. Per questo cinismo e passionalità eccessiva venivano spesso represse con scherno.
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