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Nicolás Maduro a processo negli U.S.A.

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Nella notte del 3 gennaio un’operazione lampo da parte dell’esercito degli Stati Uniti ha prelevato inaspettatamente il Presidente della Repubblica del Venezuela Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, nella loro residenza a Caracas. Un blitz avvenuto dopo mesi di scontri tra le due potenze. Ora, l’ormai ex Capo di Stato venuezelano, portato a Brooklyn e detenuto in carcere, sarà sottoposto a processo dalla giurisdizione degli U.S.A. per accuse di narcotraffico e commercio di armi. 

Le complicanze e i rapporti tra Maduro e Trump

Il rapporto incrinato tra il Venezuela e gli Stati Uniti non è una novità. Riferendosi ai tempi più recenti, già la presidenza Obama accusava lo Stato di sostenere all’interno del paese sudamericano un traffico illecito di stupefacenti. Nel 2020 l’ONU imputava Maduro per crimini contro l’umanità, con aggiunta e segnalazione da parte del tribunale americano di collegamenti tra questo e il narcotraffico. Reati che hanno portato il Presidente a diventare uno dei ricercati dello Stato americano. La sua taglia, dal valore iniziale di 15 milioni di dollari con Biden, poi col tempo è aumentata progressivamente arrivando lo scorso agosto, sotto il governo di Trump, a valere 50 milioni. 

Trump autorizza il suo esercito ad attaccare le imbarcazioni avvistate nei pressi delle coste venezuelane. Il fine della movimentazione delle forze militari era contrastare i movimenti del cartello. 

L’esercito americano cerca di fermare le presunte navi del narcotraffico passando poi a colpire punti strategici militari, strutture civili e infrastrutture energetiche del Venezuela. Il culmine degli scontri arriva la notte tra il 2 e il 3 gennaio, con la dichiarazione da parte del governo U.S.A. della cattura di Maduro. 

Il Venezuela

La Repubblica Bolivariana del Venezuela conta più di 28 milioni di abitanti, scoperta da Cristoforo Colombo, era inizialmente un paese con un’economia debole. Fa la sua ricchezza nel Novecento con la rilevazione dei suoi giacimenti interni di petrolio. Infatti, si tratta di uno tra i territori con maggiore oro nero nel sottosuolo. Saranno proprio le risorse del greggio a costituire fino ad oggi la grandissima parte del valore economico del Paese. 

Dopo l’indipendenza del 1811 si sono alternati nella sua politica periodi di repressione e tentativi democratici, interrotti da periodici colpi di Stato

Nel 1999 al governo sale Hugo Chávez, marxista e nazionalista, che raccoglie i consensi della massa, tra chi lo giudicava populista autoritario e chi un rivoluzionario bolivariano. Nel corso della sua carica, fino alla sua morte nel 2013, conduce una politica di opposizione nei confronti degli Stati Uniti e del resto delle potenze NATO. Comincia a chiudere i collegamenti dello Stato con i paesi esterni, nazionalizzando il petrolio.


Da quel momento organizzazioni straniere con interessi nelle risorse del territorio non possono più trarre vantaggio dalle ricchezze del sottosuolo. In quel periodo, un aumento del valore monetario del petrolio porterà il paese a registrare un’impennata del tasso di crescita del PIL medio della popolazione. 

Nicolás Maduro

È proprio per i rapporti di sostegno politico con Chávez che Nicolás Maduro, denominato da questi “erede politico”, arriva al governo, non suscitando però gli stessi consensi nella folla. È accusato da molti di aver truccato l’esito delle elezioni che lo hanno visto al potere dopo aver vinto contro il rivale Edmundo González Urrutia. Durante il suo mandato, fino ai tempi più recenti, il Paese vive la descalation economica, arrivando al razionamento dei beni di prima necessità e di scarsa reperibilità.

Maduro è accusato di aver portato alla Corte Suprema i suoi sostenitori, neutralizzando così le azioni del Parlamento, principalmente costituito da oppositori, e tramite una riforma costituzionale di aver reso il paese un’autocrazia, isolandosi definitivamente dalle altre potenze.

L’accaduto e i possibili outcome

Al momento la stampa tenta di capire più dettagli sulla natura non ben specificata del prelevamento del Presidente venezuelano. Trump, parlando con i giornalisti, lo definisce fautore della creazione di un narcostato e dichiara di avere assunto il controllo del Paese, manifestando la volontà di dare inizio ad un governo ad interim.

Tra i possibili nomi riguardanti l’imminente leadership dello Stato, oltre alla possibilità di una personalità nominata dagli U.S.A., alcune voci fanno pensare all’attuale vicepresidente Delcy Rodriguez. Quest’ultima si annuncia propensa ad un dialogo pacifico con gli Stati Uniti, escludendo la vincitrice del Premio Nobel per la Pace María Corina Machado, secondo il tycoon mancante di un sostegno appropriato. 

Gli altri Paesi e le ipotesi

Oltre agli storici alleati NATO, i Paesi che si sono espressi finora (Russia e Cina su ttutti) definiscono il gesto di Trump come una irrispettosa violazione del diritto internazionale, e il Ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino chiede la condanna del governo U.S.A. per le azioni commesse, volendo da quest’ultimo una prova effettiva delle condizioni di Maduro, arrivata successivamente con un post su X e una foto del Presidente sudamericano con occhi coperti e cuffie isolanti, che ha fatto il giro del web. 

Le accuse a Trump

Ad aggiungersi alle ultime vicende, Trump accusa, con alcuni post su X, il Presidente della Colombia Gustavo Petro di essere legato a casi di droga, con l’indignazione da parte di questo di aver ricevuto un’inaccettabile accusa, senza alcune prove fondanti, esprimendo anche lui dissenso per le azioni del Tycoon.

Intanto, il processo statunitense sembra avere tra i testimoni un ex collaboratore di Maduro, licenziato per tradimento, che ha manifestato la volontà di testimoniare a sfavore del venezuelano. A breve, ci saranno nuovi riscontri. 

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