Tra i protagonisti della stagione cinematografica e dei prossimi Oscar, Marty Supreme è la prima opera individuale del regista Josh Safdie. Riprende in senso largamente romanzato le vicende della vita di Marty Reisman (nel film Marty Mauser), nella sua improbabile scalata verso il successo.
Una scalata che è il perno di tutta la pellicola, visto che Chalamet ci restituisce un protagonista assolutamente fumoso ed evanescente. Il vero centro della vicenda è il tentativo di realizzare sogni egoistici di successo e fama. Il montaggio di Ronald Bronstein offre infatti sequenze quasi isteriche di scene che si susseguono senza soluzione di continuità.
Il protagonista di Marty Supreme, un audace giovane commesso che sogna di diventare un pongista professionista, si proietta nel futuro con mezzi discutibili. Ruba, mente, scappa, raggira, tradisce: un vortice di situazioni e incalzanti sensazioni che portano lo spettatore ad essere rapito dalla proiezione.
Il lato oscuro mostrato da Marty Supreme
Come se l’ideale “sogno americano” venisse svelato nel suo lato più segreto e oscuro. Non tutti possono avere successo, e Marty Supreme riesce a utilizzare gli stilemi del gangsta drama e del film sportivo per trasmettere una feroce critica sociale e politica al sistema made in US.
Senza voler fare inutili spoiler, il finale pone un punto sugli intenti di Safdie. Il racconto si conclude con una successione più armonica, ma non meno densa, di scene e quadri, e fino alla fine non si comprende se la vicenda avrà una chiosa drammatica o lieta.
Le interpretazioni di Timotheée Chalamet, Gwyneth Paltrow (Kay) e Odessa A’Zion (Rachel) tengono la scena magistralmente. I sentimenti, sebbene confusi e senza chiari contorni, riescono ad arrivare allo spettatore con vivida chiarezza.
Successo e punti di forza
Marty Supreme è un film che si potrebbe definire onirico e crudelmente reale al tempo stesso: quasi due ore e mezza di scene veloci e incalzanti, ma con un sottotesto di critica sociale che Chalamet permette agli spettatori di gustare in ogni inquadratura.
Al momento, oltre a un buon successo al botteghino, il film ha ricevuto anche premi in varie kermesse di settore e ben nove nomination ai prossimi Oscar. Un ottimo esordio per Josh Safdie, mentre il fratello Benny non ha riscosso i favori del pubblico con la pellicola The Smashing Machine, in gara quest’anno al Festival di Venezia. Proprio sulla laguna, Benny ha ricevuto il Leone d’Argento alla regia, mostrando che il suo film fosse in realtà molto apprezzato dalla critica.
Due opere che pongono le basi per un rinnovato sodalizio, in futuro, tra i due fratelli: due voci fresche e non scontate nel panorama hollywoodiano. E la capacità di utilizzare montaggio, costumi, inquadrature e colonna sonora come linguaggi diversi di un unico testo. Trasformando un messaggio in un’opera e lo spettatore in un segreto confidente cui svelare nuove realtà.
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