La rivoluzione dei videogiochi
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È iniziata la rivoluzione dei videogiochi?

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La rivoluzione dei videogiochi sembra essere iniziata. Dopo anni di splendore per i giganti del mercato videoludico, sembra che il 2025 abbia segnato l’inizio di una svolta epocale. A dominare le live sulle piattaforme social non sono più i titoli “Tripla A”, ma i giochi di piccoli studi di sviluppo indipendenti.

Indie, che passione!

Gli “indie” sono da tempo il rifugio degli hardcore-gamer, perché lontani dalle logiche più popolari del mercato. Un indie può provare, sperimentare, azzardare, perché non deve seguire i trend. Soprattutto, il tassativo prezzo base di 80 euro (se non di più), con gli indie può scendere fino a 20, 10 o anche 5

La rivoluzione dei videogiochi nasce quindi anche dal desiderio di molti gamer di non dover spendere patrimoni per giocare. Non ci si aspetta che un titolo duri per 100 ore o abbia una grafica iper-realistica, come in un Tripla A, ma che sia divertente, coinvolgente e appagante.

Gli indie regalano tutto questo a prezzi accessibili, e questo è il primo grande segreto dietro all’ascesa nel mercato dei cosiddetti “Doppia A”. Costano meno ai producer, costano meno ai gamer. La passione verso il videogioco torna ad essere un piacere alla portata di tutte le tasche.

La rivoluzione dei videogiochi del 2025

Inutile negarlo. La rivoluzione è entrata nel vivo con Clair Obscur: Expedition 33. Il gioco sviluppato dai francesi (ironia della sorte) di Sandfall Interactive è stato il più grande successo del 2025. Ha risvegliato coscienze sopite da tempo, ha stravolto le regole ormai granitiche di un mercato che sembrava in fase discendente. 50 euro. Ore di divertimento. Una trama mozzafiato. Tante idee affascinanti. Non per forza innovativo, ma sopraffino sotto ogni aspetto.

È stato un game-changer. Proprio mentre scoppiava il movimento “Stopkillingvideogames”, che vuole spingere le aziende multinazionali del gaming a garantire la preservazione dei videogiochi come forme d’arte. 

I giocatori lo hanno eletto come GOTY già a maggio e chissà che non sia proprio CO:E33 ad aggiudicarsi l’ambito titolo a fine anno. Più che un gioco, un’opera d’arte. A 50 euro. Senza seguire nessuna logica di mercato. 

Ma era solo l’inizio.

Hollow Knight: Silksong

Un gioco che non doveva nemmeno esistere, perché semplicemente nessuno se lo aspettava. Ma allo stesso tempo un gioco attesissimo, visto il successo del suo predecessore.

All’improvviso l’annuncio degli sviluppatori: “Uscirà a inizio settembre, non sarà dato in anteprima alla stampa, e costerà 20 euro”. Tre statement che hanno mandato in tilt Steam, letteralmente. Il numero di download al day-one è stato talmente elevato da far crashare il più importante store per il gaming su PC. 

A 20 euro, perché non provarlo? Silksong è un capolavoro, difficile e a tratti punitivo, ma è espressione totale delle idee del suo piccolo studio di sviluppo. Un gioco fatto da gamer per i gamer.

Si può davvero parlare di rivoluzione?

Il mercato del videogioco è sicuramente particolare. Diversamente da altri mercati, si sostiene su due gruppi principali, profondamente eterogenei: gli hardcore gamer e i casual gamer.

I primi sono i videogiocatori più esperti e appassionati. Non seguono le mode, ma sono alla costante ricerca di esperienze innovative e divertimento. Amano profondamente il medium videoludico e sostengono con passione le novità e il lavoro di creator e sviluppatori.

I casual gamer, invece, non amano tutti i videogiochi. Giocano per divertirsi, ma seguono spesso le mode. Se amano un gioco in particolare, sono pronti a investire anche grandi risorse. Giocano spesso su mobile, con giochi freemium, o su console e PC, ma ai giochi più in voga o “famosi”.

E dove sarebbe il problema? Nell’ultimo decennio le grandi aziende del mercato hanno spostato il loro focus. Prima il pubblico di riferimento era il primo, da dieci anni è il secondo. E, onestamente, la qualità ne ha risentito pesantemente. 

Tuttora i giochi più venduti sono GTA 5 (uscito prima che Apple presentasse iPhone 5S e 5C) e gli ennesimi capitoli di saghe storiche come Assassin’s Creed o FIFA (oggi conosciuto come EA FC). Giochi di grandissimo valore. Ma questo eterno remake e reboot stava allontanando i giocatori che amano le novità.

La rivoluzione dei videogiochi nasce quindi in seno al gruppo degli hardcore gamer. Quelli che non comprendono i “game as a service” come Fortnite, né concepiscono i titoloni Tripla A privi di novità. Giocano anche a quelli, ma dopo alcune ore, o il completamento delle quest principali, passano oltre.

Innovazione, prezzi abbordabili, divertimento

Una ricetta facile, quella per il gioco perfetto per gli hardcore gamer. E oltre ai già citati CO:E33 e Hollow Knight, questo è stato anche l’anno di Blue Prince, e molti hanno riscoperto titoli eccezionali come Sea of Stars, Little Nightmares o Lies of P.

Blue Prince

Inoltre, si è ricominciato a scatenare il sempre florido “passaparola”, che soprattutto negli Anni 90 segnava il successo di alcune delle IP diventate poi perni centrali dell’intero mercato. 

Sebbene la rivoluzione dei videogiochi possa dirsi ormai iniziata, va sottolineato come i grandi publisher continueranno sulla loro strada. Perché c’è un grande pubblico che aspetta il prossimo sequel del grande titolo Tripla A, quindi non avrebbe senso cambiare.

Ma gli hardcore gamer meritavano di essere riportati al centro del discorso, almeno da una parte dell’industria videoludica. Che sia l’inizio di una nuova epoca? La risposta, come sempre, la avremo solamente nei prossimi anni. Per ora, non possiamo far altro che giocare. 

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