Harry Potter
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Harry Potter: perché leggere la saga

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Milioni e milioni di copie, un successo planetario e un mondo fantasy capace di far sognare: Harry Potter è oramai un classico della letteratura mondiale. A quasi trent’anni dalla prima pubblicazione, perché leggere i sette libri della saga di J. K. Rowling? Tornare alle origini del Wizarding World, prima dei film e dei videogiochi, a pochi mesi dall’uscita della serie televisiva di HBO, che promette un adattamento più fedele ai romanzi.

L’originale visione dell’autrice

Tra i fan della saga c’è un adagio: “Se sei un appassionato, e hai visto solo i film, devi essere proprio un grande amante del mondo di Harry Potter“. Rispetto ai libri, infatti, molte storie sono solamente accennate, mentre altre vengono totalmente ignorate.

Gli stessi protagonisti perdono parte della loro caratterizzazione. Nei libri, Harry è un ragazzo molto più deciso e iracondo, si arrabbia spesso ed è testardo e incline alla rabbia. Ron è intelligente e di buon cuore, non la semplice spalla comica che la Warner Bros. ha portato sullo schermo. Hermione è petulante e molto più timorosa: l’alter ego autobiografico dell’autrice, nei film, perde alcuni dei tratti caratteristici dei romanzi, diventando un’eroina femminile che, nei libri, semplicemente non esiste. Persino Neville, o Ginny, o Silente (!) hanno perso gran parte della loro profondità nella trasposizione.

Voldemort, la nemesi del racconto, è incredibilmente più pauroso nei romanzi. Probabilmente, la scelta di smussare alcune caratteristiche inquietanti (tanto fisiche, quanto psicologiche) serviva per rivolgersi al pubblico di bambini, senza turbarli. Gli occhi rossi, il volto deformato e la bocca da serpente con i denti aguzzi: l’unico tratto somatico rimasto inalterato nei film è il naso, che ha offerto basi durature per meme e battute.

L’ingegnoso intreccio

L’intreccio della saga di Harry Potter è ben più complesso nei romanzi. Sono molti i ricordi del pensatoio che la Warner ha evitato di mostrarci, tagliando di netto i genitori di Tom Riddle e la complessa genesi del Signore Oscuro.

Nomi quali Morfin e Merope Gaunt, o Hepzibah Smith, ma anche l’elfa domestica Winky: sono ombre che gli amanti della saga cinematografica hanno solamente sentito nominare in qualche reel sui social, ma sono fondamentali nei libri.

Così, l’intera storia degli horcrux e dei doni della morte perde gran parte del suo significato, e l’intreccio si fa più debole. Per non parlare dello scontro finale, che sacrifica il carico emotivo gigantesco dei romanzi in nome di una spettacolarizzazione francamente non necessaria.

I rapporti col mondo “babbano” in Harry Potter

I romanzi, inoltre, dedicano fin da subito grande attenzione al rapporto tra mondo magico e mondo “babbano”. Sono tra le pagine più affascinanti della saga, e nei film (e nei videogiochi) vengono completamente ignorate.

Il primo libro parte proprio con le scene di giubilo per l’apparente sconfitta dell’Oscuro Signore, con persone “strambe” e “vestite con lunghe tuniche dai colori sgargianti” che festeggiano per le strade delle cittadine inglesi. Il tutto viene raccontato dalla prospettiva esterrefatta del signor Vernon Dursley, che diverrà presto il temibile Zio Vernon del protagonista. La sua giornata del 1 novembre 1981 trasporta il lettore in un mondo che conosce, ma non del tutto: c’è un ché di magico e ignoto nel quadro dipinto dalla Rowling, e subito viene voglia di scoprirlo.

E come non citare il capitolo del sesto libro in cui si narrano gli incontri tra il Primo Ministro del Regno Unito e il Ministro della Magia. Il camino dell’ufficio di Downing Street che diventa un portale per i maghi e le streghe che vogliono interloquire con il “capo dei babbani”, per informarlo e aggiornarlo delle minacce incombenti.

Parole e immaginazione, primarie fonti di magia

Per quei pochi fortunati che abbiano letto prima i libri rispetto alla visione dei film, questo paragrafo sembrerà persino banale. Eppure, la carica di stupefacente mistero che offrono le scene dei libri non può essere paragonata con la controparte cinematografica.

Il treno, il castello di Hogwarts, il villaggio di Hogsmeade, la Stanza delle Necessità, il Ministero della Magia. Sono ambientazioni che fanno sognare e che nelle loro descrizioni (in parte volutamente fumose) permettono ai lettori di volare con la fantasia. La saga dei film ha però immortalato nella coscienza comune degli spettatori una Hogwarts ideale, un modello, che solo in parte cambia nel videogioco Hogwarts Legacy. Come se avesse limitato la fantasia di chi si approccia al prodotto Harry Potter, incatenandolo in un canone prestabilito.

E lo stesso vale per incantesimi e sortilegi. Nei romanzi, alcune magie lasciano immaginare zampilli di luce e mirabolanti acrobazie e trasformazioni: dopo i film, però, uno stupeficium è (e tristemente rimarrà per sempre) un incantesimo rossastro che schianta l’avversario. Poco di più.

Una lettura fresca e leggera

Harry Potter non è un romanzo impegnativo. La difficoltà (o l’impegno dell’autrice, volendo) è progressiva. I primi libri sono molto più simili a favole per bambini, mentre dal quinto si pongono le basi per l’intreccio vero e proprio, riunendo elementi dei primi quattro volumi e anticipando i temi chiave degli ultimi due.

Harry Potter

Si può dire che è una saga che ha cercato di accompagnare un pubblico specifico attraverso le varie fasi della maturazione: i lettori originali, quelli che avevano tra i 6 e gli 11 anni nel 1997, e che nel luglio del 2007 andavano al liceo o persino all’università.

Non si deve leggere (o rileggere) Harry Potter perché è un cult. Il consiglio è quello di assaporare la magia che un bel libro fantasy è capace di scatenare nella mente e nel cuore dei lettori di ogni età. Senza pregiudizi, né positivi, né negativi. E ritrovarsi dopo anni a parlare ancora delle avventure di quei maghi e di quelle streghe che sembrano così familiari. Interrogandosi: Ma dopo tutto questo tempo? E inevitabilmente rispondere: Sempre.

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